GRUPPO DI LETTURA di SAGGISTICA SETTEMBRE 2026
- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min
GRUPPO DI LETTURA di SAGGISTICA SETTEMBRE 2026
Abbiamo deciso di partire con un GdL anche per la saggistica. Ci piace l'idea di iniziare a confrontarci anche su argomenti diversi, oltre a quelli che si possono incontrare leggendo narrativa. Quindi eccoci pronti con i titoli proposti dai membri del gruppo.
Per partecipare, se non siete già iscritti, inviateci un messaggio in libreria. E saremo molto lieti di inserirvi! Vi ricordo che è necessario avere l'applicazione Telegram.
A presto!

The game - Alessandro Baricco
Quella che stiamo vivendo non è solo una rivoluzione tecnologica fatta di nuovi oggetti, ma il risultato di un'insurrezione mentale. Chi l'ha innescata - dai pionieri di Internet all'inventore dell'iPhone - non aveva in mente un progetto preciso se non questo, affascinante e selvaggio: rendere impossibile la ripetizione di una tragedia come quella del Novecento. Niente più confini, niente più élite, niente più caste sacerdotali, politiche, intellettuali. Uno dei concetti più cari all'uomo analogico, la verità, diventa improvvisamente sfocato, mobile, instabile. I problemi sono tradotti in partite da vincere in un gioco per adulti-bambini. Perché questo è The Game.

Anime fragili - Matteo Saudino
Il nostro è un tempo con poche certezze e tante cose che non funzionano più. Una fase storica in cui è difficile orientarsi. Dalla solitudine alla mancanza di dialogo, dall’assenza di verità alla crisi della politica, passando per le inquietudini della tecnologia e il tabù della morte, sono tante le vulnerabilità con cui ci ritroviamo a fare i conti. Per questo, in un mondo in continuo mutamento, la filosofia, a scuola e nella vita, resta uno strumento di comprensione indispensabile e affascinante. E Platone e Aristotele – i due massimi pensatori dell’antichità – possono aiutarci ad affrontare le paure dell’Occidente.

La vita immortale di Henrietta Lacks - Rebecca Skloot
Chi opera in campo biomedico conosce bene la sigla HeLa, che denota una linea cellulare di vitale importanza nelle ricerche sul cancro e su molte altre malattie: cellule speciali, tanto resistenti da essere praticamente immortali, vendute e comprate da decenni nei laboratori di tutto il mondo. Ma quelle quattro lettere racchiudono anche una storia perturbante, emblematica – e soprattutto una persona in carne e ossa. Henrietta Lacks lavorava nei campi di tabacco della Virginia, così come i suoi antenati schiavi. Quando morì per un tumore, nel 1951, i medici, senza preoccuparsi di chiedere alcun consenso, prelevarono un campione dei suoi tessuti e si accorsero ben presto di un fenomeno sbalorditivo, mai registrato prima nella storia della medicina: le cellule tumorali continuavano a crescere fuori dal corpo, in laboratorio. Da qui alla commercializzazione il passo fu breve, ma sarebbero passati vent'anni prima che i familiari scoprissero una verità non meno incredibile che traumatizzante: Henrietta era "immortale", e dalle sue cellule si era sviluppata un'industria miliardaria. Rebecca Skloot ha deciso di raccontare questa storia, e superando diffidenze e ostilità è riuscita a entrare in contatto con i Lacks a guadagnarsi l'amicizia della figlia di Henrietta, Deborah. È nato così un libro appassionante, che ci conduce da un reparto riservato ai neri del Johns Hopkins Hospital agli abbacinanti laboratori dove i congelatori custodiscono le cellule HeLa, dalle baracche di Clover, villaggio popolato di schiavi e guaritori, alla Baltimora di oggi. E che ci pone domande ineludibili, sulla vita e sulla morte: chi dispone del materiale biologico di cui siamo fatti? chi custodisce la memoria di ciò che siamo stati? e che cosa sono la vita e la morte per certe cellule?

Vivi e morti - Zadie Smith
A partire dalla visione di un film, dalla visita a una mostra, dalla lettura di un libro, Smith tocca una varietà di temi che vanno dal multiculturalismo alla misoginia, dal conflitto generazionale allo strapotere degli algoritmi; e ancora, scende in piazza con gli ambientalisti radicali, rivendica la lotta alle diseguaglianze, la difesa degli spazi comuni, la resistenza alla disumanizzazione dell’Altro; omaggia scrittori e scrittrici che l’hanno ispirata (da Joan Didion a Martin Amis a Toni Morrison), da madre cinquantenne riflette sull’infelicità adolescenziale e, da insegnante di scrittura, consegna ai suoi allievi un monito contro i rischi delle semplificazioni identitarie. A prescindere da quanto si concordi o si dissenta, la lucidità, la franchezza e la vivacità di queste pagine le rendono una preziosa alternativa alle lusinghe di ogni forma di intelligenza «artificiale».

Lettera a un religioso - Simone Weil
«Quando leggo il catechismo del Concilio di Trento, mi sembra di non aver nulla in comune con la religione che vi è esposta. Quando leggo il Nuovo Testamento, i mistici, la liturgia, quando vedo celebrare la messa, sento con una specie di certezza che questa fede è la mia, o più precisamente lo sarebbe senza la distanza che la mia imperfezione pone tra essa e me». Giunta agli ultimi anni della sua vita, Simone Weil volle esporre in una lunga lettera al padre Marie-Alain Couturier i propri convincimenti, per verificarne la compatibilità «con l’appartenenza alla Chiesa». La risposta non arrivò mai, e la Weil rimase fino all’ultimo fedele alla sua «vocazione di essere cristiana al di fuori della Chiesa». Ciò non deve meravigliare: le tesi qui proposte, nella loro cristallina, categorica chiarezza, sono in realtà una sfida alla Chiesa – forse la più alta fra le molte che ha conosciuto in questo secolo. E innanzitutto una sfida alla pretesa ecclesiale di offrire la verità ultima, rispetto alla quale ogni altra è una rudimentale prefigurazione. Non così per la Weil, che trovava in Platone, nella Bhagavad Gita o nel Tao tê ching le stesse verità, compiutamente espresse, che incontrava nei Vangeli. «Ogniqualvolta un uomo ha invocato con cuore puro Osiride, Dioniso, Krsna, Buddha, il Tao, ecc., il figlio di Dio ha risposto inviandogli lo Spirito Santo. E lo Spirito ha agito sulla sua anima, non inducendolo ad abbandonare la sua tradizione religiosa, ma dandogli la luce – e nel migliore dei casi la pienezza della luce – all’interno di tale tradizione».

La disobbedienza civile - hanry David Thoureau
La disobbedienza civile, il più noto tra gli scritti di Henry Thoreau, sancì l'affermazione della lotta non violenta come forma di opposizione al potere. Pubblicato nel 1849, suscitò l'entusiasmo di Tolstoj e raccolse poi il plauso e l'adesione di alcuni dei più grandi leader del Novecento, da Gandhi a Martin Luther King. Ma il suo tema fondamentale, ovvero la critica costruttiva del libero cittadino nei confronti dello stato, è ancora al centro del dibattito delle idee e fa di questo pamphlet, a tutti gli effetti, un grande classico del pensiero politico.




Commenti