Tre ciotole
- FABIOLA GRAVINA
- 3 nov
- Tempo di lettura: 2 min

Tre ciotole
È stata per me una lettura sorprendente, non ricordavo la bravura della Murgia - l’avevo letta parecchi anni fa – e sto ancora riflettendo su cosa mi abbia colpito di più in questi racconti, le complesse tematiche affrontate o piuttosto la scrittura cristallina.
I racconti sono dodici, legati da un filo più o meno evidente, in qualche caso danno l’idea di completarsi con il successivo. I protagonisti sono senza nome e si muovono in un contesto temporale preciso e riconoscibile, quello della pandemia, periodo che per la maggior parte di noi è coinciso con un momento di riflessione, ricalcolo, riesame, revisione.
In elenco, i titoli dei racconti all'interno di "Tre Ciotole. Rituali per un anno di crisi":
Espressione intraducibile
Il senso della nausea
Ricalcolo percorso
Grazie dei fiori
Utero in affido
Volto non riconosciuto
Stato di servizio
Finché morte
Cartone animato
Fossa comune
Rapporti familiari
Cambio di stagione
Il primo racconto è potente e cinico, impossibile scinderlo dal vissuto della scrittrice: una donna riceve da un oncologo la diagnosi di un tumore al rene quarto stadio, non operabile. Le riflessioni regalate al lettore sono di una lucidità incredibile, mi ha emozionato questa frase:
Il medico parlava con tono così lieve che, per un istante, lei pensò che l’annuncio fosse qualcosa di cui rallegrarsi.
Dei dodici racconti non tutti mi sono piaciuti, ma i guizzi di originalità sono disseminati ovunque, e così, alla fine, li salverei tutti. I miei preferiti: "Ricalcolo percorso", in cui un uomo, dopo aver chiuso in modo secco una relazione, evita tutti i posti in cui è stato con la compagna, e "Cambio di stagione" in cui una donna invita al funerale della sorella tutti i suoi amici che per lei sono perfetti sconosciuti, dopo averli recuperati grazie a un’agenda trovata in casa della defunta.
Quando anche l’ultimo invitato se ne era andato col suo bottino di stoffa, si sedette sotto un albero e pianse in silenzio tra le ombre dei rami sempre più distese, mentre il vento calante lasciava i vestiti rigidi sulle grucce, pelli di rettile, mute del serpente che era stata sua sorella, velenosa e calda, piena di spire.
Tutte le storie hanno in comune il dolore, fisico o psicologico, colpisce la varietà di temi sviluppati in situazioni di grande disagio, raccontate con cinismo e punte di rara delicatezza narrativa.
La capacità di analisi della Murgia è lucidissima, il suo sguardo sui comportamenti umani è affilato, quasi irriverente. Con queste premesse è chiaro che il libro non è “per tutti”, e credo sia così anche per il film, liberamente tratto, appena uscito nelle sale.
Lo avete visto? Avete letto il libro?
Buona lettura e alla prossima!
Fabiola










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